Ogni quanto fare l’igiene dentale?

La risposta più comune a questa domanda è “ogni 6 mesi”, ma in realtà questa non è una risposta che condividiamo.

Piuttosto ci sentiamo di dire “ogni quanto lo dice il vostro igienista/dentista”.

Infatti la necessità dell’igiene dentale professionale è estremamente soggettiva, e dipende non solo dalle abitudini personali in fatto di pulizia del cavo orale, ma anche dallo stile alimentare e di vita, dalla salute delle gengive, da un’eventuale disabilità e dalla naturale predisposizione all’accumulo di tartaro. Se per qualcuno l’igiene è consigliabile anche ogni 3-4 mesi, per altri si potrà attendere 1 anno tra una seduta e l’altra.

I benefici della pulizia dentale

L’igiene dentale professionale (o detartrasi, o pulizia dentale, o ablazione del tartaro, sono tutti sinonimi) è una procedura che mira ad eliminare i depositi di tartaro sopragengivali o sottogengivali (calcoli), che non possono essere eliminati con l’igiene domiciliare quotidiana. Il tartaro è un prodotto della placca batterica non rimossa ed è la causa dell’aumento del rischio di carie e di malattie gengivali che, se lasciate progredire indisturbate, causano la Parodontite (Piorrea).

Come viene fatta l’igiene dentale?

L’igiene dentale professionale è praticata esclusivamente da un dentista (o igienista) all’interno di uno studio dotato degli strumenti appropriati. La rimozione dei calcoli dentali, che sono placca mineralizzata, quindi molto duri, in generale dura da almeno mezz’ora a più di un’ora. La pulizia può essere effettuata manualmente, con uno strumento ad ultrasuoni, oppure con una combinazione di entrambi i metodi (quest’ultima possibilità è la più comune).

Gli strumenti manuali sono l’ideale dove è richiesta una pulizia precisa e accurata, anche nelle zone sotto le gengive. Due sono gli strumenti di acciaio più utilizzati dal dentista, molto simili tra loro ad un occhio inesperto: scaler e curette.

Gli ultrasuoni, invece, sono onde acustiche indirizzate verso una zona estremamente ristretta; la trasmissione di un’onda d’urto in punto specifico è capace di frantumare un deposito di tartaro. Uno strumento ad ultrasuoni non è molto diverso da quello di un comune trapano, ma la punta, invece di possedere una testina rotante,  termina con una sottilissima cannuccia dalla quale vengono emesse le onde sonore.

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